In viaggio con Dante, il Sommo Poeta

Il 25 Marzo si celebra il Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. Si fa corrispondere questa giornata a quella in cui Dante si ritrovò nella selva oscura e diede inizio al suo viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Quale migliore occasione per un itinerario alla scoperta del territorio marchigiano e dei versi del Sommo Poeta?

In questo articolo scopriremo insieme alcuni dei luoghi-simbolo della Provincia di Pesaro e Urbino che portano ancora i segni del passaggio di Dante, in terra marchigiana.

Come parla Dante delle Marche?

Quel paese che siede tra Romagna e quel di Carlo”. Ecco la sua definizione nel Purgatorio della Divina Commedia, dove “Quel paese” corrisponde alla regione Marche.

Sulle tracce di Dante

Fiorenzuola di Focara

Fiorenzuola di Focara

 

 

Fiorenzuola di Focara, borgo a picco sul mare Adriatico, nel cuore del Parco San Bartolo.

E’ questo il balcone dove Dante temeva il vento, un borgo medievale rinato grazie alla ristrutturazione virtuosa dei cittadini.

Anche i marinai lo hanno sempre temuto, questo promontorio, per il suo infido vento. Tanto è vero che Dante se ne è ricordato citandolo nel canto XXVIII dell’Inferno nella Divina Commedia: «Poi farà sì ch’al vento di Focara, non farà lor mestier voto né preco». Invece quello di Fiorenzuola di Focara, gioiello marinaro del Comune di Pesaro da cui dista una decina di chilometri, è un posto tutto da godere per la sua principesca posizione di vedetta sull’Adriatico, e la sua collocazione esattamente nel cuore pulsante del Parco naturale regionale del Monte San Bartolo, l’area naturale delle Marche che si fregia di falesie, grotte, colline a ridosso del mare.

Caratteristica di questo luogo è la falesia bianca, in cima alla quale nei secoli scorsi venivano appiccati i fuochi volti ad avvisare i naviganti proprio della presenza del promontorio.

Castello della Pieve (Mercatello sul Metauro)

Qui venne decretato l’esilio del Sommo Poeta.

Fano

 

Questa città fa capolino nel Purgatorio nel canto V nella conversazione tra Dante e Jacopo del Cassero di Fano, podestà a Bologna e Milano fatto uccidere da alcuni sicari dei Malatesta di Rimini. Jacopo chiede esplicitamente a Dante di ricordarlo a Fano e di recarsi nella città

Serra Sant’Abbondio – Eremo di Fonte Avellana

Nel canto XXI Dante incontra Pier Damiani priore del Monastero di Fonte Avellana. Qui viene citato anche il Monte Catria. Narrando la sua storia Dante menziona la chiesa di provenienza di Pier Damiani: “La casa di Nostra Donna in su lito adriano”.

ll Monastero di Fonte Avellana è situato alle pendici boscose del monte Catria (1701 m.) a 700 metri sul livello del mare. Le sue origini si collocano alla fine del X secolo, intorno al 980, quando alcuni eremiti scelsero di costruire le prime celle di un eremo che nel corso dei secoli diventerà l’attuale monastero. La spiritualità di questi eremiti fu influenzata da San Romualdo di Ravenna, padre della Congregazione benedettina camaldolese. Egli visse e operò fra il X e l’XI secolo in zone vicinissime a Fonte Avellana, quali Sitria, il monte Petrano, e San Vincenzo al Furlo. Una tradizione costante e molto antica vuole che anche il Sommo Poeta Dante Alighieri sia stato ospite di questo monastero che cantò nella Divina Commedia:

“Tra due liti d’Italia surgon sassi,

e non molto distanti a la tua patria,

tanto che i troni assai suonan più bassi,

e fanno un gibbo che si chiama Catria,

di sotto al quale è consecrato un ermo,

che suole esser disposto a sola latria”

Ora non vi resta che scoprire le Marche, tappa dopo tappa, sulle tracce di Dante. Buon viaggio!

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